martedì 4 marzo 2014

Mario Lodi (1927-2014)

DRIZZONA, CREMONA, ITALIA - Ci piace pensare che le ultime parole di Mario Lodi siano state "Ciao Bimbi" o che per lo meno tutti i bimbi che l'hanno avuto come maestro abbiano pensato per un momento a lui.

Salutiamo infatti uno dei più grandi pedagogisti italiani di sempre, uno di quelli che dopo aver fatto il carcere per essersi opposto al fascismo, ha iniziato ad insegnare a scuola, ma ha visto subito che qualcosa non andava: si interessò al pensiero di Freinet e da lì partì in una corsa sfrenata fatta di testi liberi, bambini che disegnavano, danzavano, scolpivano e lavoravano a libri collettivi, uno su tutti Cipì.

Del suo lavoro fece la sua vita e quindi attaccò la TV cattiva educatrice raccogliendo firme e muovendo gente, lavorò per l'integrazione facendo raccontare ai bimbi extracomunitari le proprie storie, puntò alla riscoperta dell'ambiente, aprì la "Casa delle Arti e del Gioco" con i soldi vinti col premio LEGO e noi, che non l'abbiamo avuto come maestro, non possiamo far altro che ringraziarlo di tutto e guardare con un po' di invidia chi è stato suo alunno e ora sicuramente non ha bisogno di fare necrologi per tirare a campare.
Gli alunni sono sovente distratti, non si interessano alle lezioni che preparo scrupolosamente, "dimenticano" di fare firmare ai genitori le osservazioni sul comportamento, "dimenticano" persino di acquistare i quaderni. In compenso tengono in classe una disciplina passiva che mi sgomenta: fermi come statue, coi cervelli inerti, spesso non restituiscono nemmeno il sorriso. Forse hanno paura di me, perché quando voglio conversare con loro nei momenti di ricreazione, esaurite le notiziole superficiali, si chiudono in un gelido silenzio che non riesco a rompere. Indubbiamente per questi ragazzi la scuola è sacrificio; il loro comportamento passivo lo dimostra. Ma qual è la causa? È facile attribuirla alla scarsa volontà e al carattere dei ragazzi; e se fosse altrove, ad esempio nell’organizzazione della scuola stessa? Tanto nella società come nella scuola credo non ci possano essere che due modi di vivere: o la sottomissione a un capo non eletto, oppure un sistema in cui la libertà di ognuno sia rispettata, condizionata solo dalle necessità di tutti. Il paternalismo, nella società degli adulti come nella scuola, non è che una forma insidiosa dell’autoritarismo che concede una finta libertà. Se la scuola non deve soltanto istruire, ma anche e soprattutto educare, formando cioè il cittadino capace di inserirsi nella società col diritto di esporre le proprie idee e col dovere di ascoltare le opinioni degli altri, questa scuola fondata sull'autorità del maestro e la sottomissione dello scolaro non assolve al suo compito perché è staccata dalla vita.
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Morirono così


3 commenti :

  1. Lo Scarnificatore4 marzo 2014 13:33

    Necrologio, è il caso di dirlo, degno di Lodi.

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  2. Grazie attendevo questo necrologio!

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