venerdì 23 dicembre 2011

Akihiro Takahashi (1931-2011)

HIROSHIMA MON AMOUR, GIAPPONE - Terminiamo la nostra rassegna "la morte arriva dal Giappone" con Akihiro Takahashi, un hibakusha, così venivano chiamati i sopravvissuti ai bombardamenti nucleari. All'epoca era un Little Boy di 14 anni e quando la bomba esplose si trovava nel giardino della sua scuola, ad appena un paio di chilometri dall'epicentro; nonostante le ingenti ferite riportate è riuscito a sopravvivere altri 66 anni, tutti spesi per diffondere al mondo la sua testimonianza sull'accaduto.

Nel 1980 andò in visita negli Stati Uniti e in quell'occasione conobbe il colonnello Paul Tibbets, il pilota dell'Enola Gay (il nome, come ricorderete, era quello della mamma di Tibbets), l'aereo che sganciò la suddetta bomba. I due si strinsero la mano ed ebbero un colloquio durante il quale Takahashi, che disse al colonnello che non lo riteneva responsabile di quanto accaduto, vide addirittura scendere una lacrima sulla guancia del militare, che però aggiunse:
Believe me, there was no tear in my eye. I feel sorry that they burned up down there, but it had to be done.
Eh già, bisogna fare quello che bisogna fare. Non che i giapponesi non si siano mai macchiati di genocidi e mostruosità assortite, ora fanno i fighetti ma non è passato molto tempo dal Massacro di Nanchino (fosse l'unico).

Bene, il nostro compito è terminato, arrivederci alla prossima puntata de "la morte arriva dal Giappone".

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Morirono così


2 commenti :

  1. Non sapevo del massacro di Nanchino, che merde 'sti giapponesi.

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  2. Massacro Nanchino: 200.000

    Hiroshima: 130.000
    Nagasaki: 80.000

    Uhm...

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