BUDAPEST, UNGHERIA -
Beeeeeelaaaaa's undead... Aspe', no, è il Bela sbagliato. Comunque è morto: parliamo del regista ungherese Béla Tarr, la cui dipartita tutti ci avete segnalato con tanto di faccina con la lacrimuccia, mentre noi redattori ci guardavamo imbarazzati dicendo all'unisono: "chi cazzo è Béla Tarr?". In realtà, io già l'avevo sentito nominare e m'ero segnato da vedere Il cavallo di Torino, ma pare che altri film meritino, da quel che sento in giro: Rapporti prefabbricati, Almanacco d'autunno, Perdizione e il suo capolavoro Satantango, che dura la bellezza di sette ore. Sette ore! Più della prime due stagioni di Fantaghirò sommate! Immagino che per tenere uno spettatore davanti a uno schermo per 435 minuti, chissà che ritmo serrato che ha, un colpo di scena dietro l'altro, botti, mazzate... e invece pare di no, tutto il film ha in totale 151 inquadrature, una miseria se pensate che invece in Fantaghirò ne faceva 150 solo di controcampi per un dialogo. A quanto pare Tarr era famoso per i suoi piani sequenza lunghissimi, la sua tecnica era questa: gridava "Azione!" in ungherese, immagino, e poi tornava a casa, metteva a fare la lavatrice, usciva a fare la spesa, poi in Posta per mandare una raccomandata, poi tornava a casa, pranzava, cacava, stendeva i panni, dava da mangiare al gatto e infine tornava sul set e diceva "Buona!", sempre in ungherese... e quel che aveva girato nel frammentre finiva poi tale e quale nel film. Non so, magari è davvero quel capolavoro che dicono; un giorno ci metteremo di buona lena e ce lo vedremo tutto, poi vi faremo sapere. Però fossi in voi non tratterrei il fiato.
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